




La Tanzania è una nazione conosciuta per la sua incredibile diversità geografica e culturale. Madre del Kilimanjaro, la montagna più alta dell’Africa, nonché per il parco nazionale del Serengeti, che è sede di alcune delle migrazioni di animali selvatici più spettacolari al mondo. È un luogo affascinante per gli amanti della natura, con parchi nazionali, riserve e una costa meravigliosa che si affaccia sull’oceano Indiano.
Cosa c’è da sapere prima di partire:
Dedicato interamente al viaggio fino a destinazione questo primo giorno l’abbiamo passato seduti in treni e aerei. Partiti da Padova alle 15.30 con Italo ci siamo poi diretti a Malpensa con Trenord. Preso l’aereo di Etiophian Airlines con scalo ad Adis Abeba siamo arrivati all aereoporto internazionale del Kilimangiaro alle 13.00 ora locale.
Con la nostra guida abbiamo guidato fino al primo alloggio vicino Moshi che ci ha ospitato per la notte di ristoro prima la camminata del giorno dopo.
Partiti di buon ora ci abbiamo raggiunto il villaggio di Moshi si piedi della montagna. Una volta arrivati all’ingresso del parco del Kilimangiaro e fatte tutte le dovute carte per entrare abbiamo iniziato la camminata. Noi abbiamo scelto il percorso che loro chiamano coca cola, ovvero quello più semplice. Sono circa 3h 30m di cammino a/r abbastanza in piano. Avendo poco tempo a disposizione abbiamo voluto comunque assaporare la foresta pluviale che ricopre la montagna fino ad una certa altitudine. Ovviamente con guide e sherpa é possibile raggiungere la vetta a 5800mt. Non è possibile accedere al parco senza guida. Nel parco é possibile incontrare animali, spesso scimmie, quella bianca e nera in particolare é visibile solo qui e nel parco di Arusha.
Una volta finito il percorso ci siamo diretti verso Arusha per la notte. Piccola curiosità su Arusha, é la capitale turistica definita clock town ed è a metà tra Il Cairo e Cape Town.
Il primo giorno di Safari l’abbiamo passato nel parco nazionale del Tarangire. è un’area naturale protetta della Tanzania settentrionale. Si trova un centinaio di chilometri ad ovest di Arusha, sulla strada che conduce a Dodoma, a sudest del lago Manyara. Prende il nome dal fiume Tarangire, che lo attraversa, tara:fiume e ngire:facocero. È un parco che ti dà la sensazione di vastità con la sue immense praterie anche se interrotte spesso da vegetazione locale. Sono presenti praticamente tutte le specie di animali, erbivori e carnivori. La sua bellezza sta nel fatto che è “facile” poterli avvistare vista la bassa vegetazione. Bisogna avere pazienza e un buon occhio. Nel mese di ottobre le temperature sono accettabili e sono presenti non moltissime auto Safari.
Sempre in partenza alle ore 8 ci siamo diretti verso il parco del Lake Manyara. Costituito da una striscia di terra lunga circa 50 km e larga tra i 6 e gli 8 km che include il lago omonimo e si estende fino al ripido versante occidentale della Rift Valley. Questo parco, che dal 1981 è riserva della biosfera, é molto differente dal precedente perché non presenta pianura ma una vegetazione fittissima molto interessante ma che rende più arduo il trovare gli animali. Qui c’è la possibilità di avvistare i leoni sugli alberi, con moooolta fortuna. È un posto molto speciale perchè ti mette alla prova nella ricerca degli animali che di certo non aspettano i turisti per farsi vedere.
Nella seconda parte della giornata abbiamo deciso di avvicinarci alle persone del luogo visitando il villaggio di Iraqwi e alla loro piantagione di caffè, molto utilizzato in Tanzania. Questa popolazione che un tempo viveva all’interno della riserva del Ngorongoro, si è dovuta ritirare in seguito alla sconfitta con i Masai che risiedono attualmente nel parco. Gli Iraqwi attualmente risiedono nella regione di Arusha e del Lake Manyara fanno capo allo stato della Tanzania ma sono in tutto e per tutto una tribù autonoma. I villaggi vicini si aiutano reciprocamente nei lavori agricoli o in caso di malattie o di attacchi da parte di altri popoli; più villaggi costituiscono una contea o provincia che viene governata da un consiglio di anziani che solitamente prendono decisioni importanti per garantire il benessere di tutti.
Partiti la mattina alle 7 ci siamo diretti verso il parco del Ngorongoro. In realtà si parla di area di conservazione del Ngorongoro ovvero un area protetta al cui interno vive la tribù dei Masai per accordi con il governo. Il safari vero e proprio comincia quando si accede alla caldera. Anche se grande solo 260km2 questo luogo racchiude una quantità immensa di specie di animali. All’interno della caldera si sviluppa un che nasce dalle sorgenti sotterranee del luogo ma man mano che l’acqua sale in superficie diventa salata a causa del terreno circostante. La bellezza di questo luogo risiede proprio nell eterogeneità delle specie che vivono l’una affianco all altra. La grande distesa d’erba e il lago al centro, anche se salato, contribuiscono alla sopravvivenza di volatili e mammiferi che trovano cibo e refrigerio. Ovviamente dove c’è un alta concentrazione di prede ci sono anche i predatori. Sempre difficili da avvistare ma con un po’ di fortuna e l’aiuto delle guide è possibile. Infatti per noi è avvenuto il primo incontro con i leoni e i rinoceronti (veramente difficili da trovare)
Esaurito il tempo in questo posto magico ci siamo spostati (durata tragitto 4h 30m) all’interno del Serengeti per la notte pronti per il giorno successivo.
Primo vero giorno nel parco nazionale del Serengeti. Per questa giornata ce la siamo presa con più calma lasciando il lodge intorno alle 8.30. La giornata di Safari non comincia nel migliore dei modi essendo che abbiamo passato la mattinata a cercare di riparare un guasto alla macchina che si è risolto solamente portandola dai meccanici del parco. Ma sono cose che possono capitare quindi hakuna matata e si riparte. La giornata ci ha comunque dato un sacco di incontri incredibili tra Leopardi sugli alberi e leoni sotto all’ ombra è stato pazzesco poter ammirare questi felini in tutta la loro bellezza. Come sempre verso le 17 è ora di rientrare per una doccia rigenerante e una cena che riempie stomaco e mente.
Ultimo giorno pieno nel serengeti un parco che ci ha rapito sotto ogni aspetto. Anche questa giornata parte al mattino presto per cercare di sfruttare tutte le ore a nostra disposizione, tenendo conto che il parco è aperto dalle 6 alle 18. Con la nostra guida ci siamo diretti verso un area diversa da quella del giorno prima. Abbiamo avvistato molti animali e ci siamo appostati, durante il nostro pranzo fatto in macchina al sacco, di fronte ad un albero con dei leoni appollaiati che sonnecchiavano all’ombra. La speranza era quella di vederli muoversi ma niente il sonno ha vinto. Prima di rientrare però, abbiamo avuto modo di avvistare in lontananza un paio di rinoceronti che ci hanno permesso di mettere la spunta sui big 5, leone, leopardo, elefante, bufalo e appunto rinoceronte. Una specie che è altamente sorvegliata per via dei bracconieri. Nel serengeti sono presenti sono una 70ina di esemplari che stanno ben distanti dalle macchine per il motivo appena citato. Fatta una certa siamo tornati al lodge per una doccia e una sana cena.
Dopo una notte ad ascoltare un elefante che mangiava la corteccia di fianco alla nostra tenda ci siamo diretti a nord per uscire dal parco. Ma come detto prima essendo un posto dalle mille risorse ci ha deliziato con qualche scorcio naturalistico riempito da migliaia e migliaia di gnu che come formiche rendevano l’orizzonte bruno e infine qualche iena e avvoltoio che razziavano le carcasse lasciate la notte dai predatori che avevano già cenato abbastanza.
Con 7h di macchina in una strada che sterrata è dire poco, abbiamo raggiunto il Lago Natron. Dopo un veloce pranzo al sacco e una mezzoretta distesi a letto la nostra guida ci ha lasciato nelle mani di un masai che ci ha fatto visitare, guadando il fiume, le cascate di Lengai. Un posto particolare vista la siccità del paesaggio che ci ha permesso di farci un bagno rigenerante visto il caldo che c’era (unico posto, il lago, dove abbiamo riscontrato così tanto caldo).
Tornati al lodge, che ha molto da migliorare anche se ha del potenziale, abbiamo cercato di dormire ma la notte faceva troppo caldo e senza corrente il ventilatore non funzionava.
Partiti appena possibile dal Lago per lasciarci alle spalle tutto quel caldo siamo tornati a Karatu per un pomeriggio di relax e riposo viste le altre 4h che abbiamo fatto sempre su strade più che sterrate.
Prima di cena quattro chiacchiere con un po’ di italiani trovati nell’albergo poi una cena al volo pronti per fare le valige e prendere il volo che l’indomani ci avrebbe portato a Zanzibar.
Partiti la mattina presto dal nostro lodge di Karatu ci siamo diretti verso Arusha per prendere il volo che ci avrebbe portato a Zanzibar. Durante il tragitto abbiamo scoperto, sperimentandolo, che è possibile che un volo interno come il nostro venga anticipato. Facendo pressione al nostro autista siamo comunque arrivati in tempo in aeroporto permettendoci di prendere il volo. Aereo da 30 posti in un aeroporto improvvisato ma che stanno facendo nuovo.
Volo interno di un oretta liscio come l’olio. Giunti a Zanzibar il caldo si è fatto sentire per tutta l’ora e mezza che abbiamo impiegato a raggiungere la zona del nostro resort, Kendwa.
Un isola stupenda dove quando si cammina lungo la costa sembra di posare i piedi sulla farina. Una consistenza e un colore della sabbia mai visti. L’acqua è quella dei tropici quindi il mix è piscina. Abbiamo passato questi giorni a rilassarci sui lettini alternando passeggiate nell’acqua bassa tra le stelle marine e qualche escursione.
La prima è stata l’escursione con i delfini. Presa una barca alle 7 della mattina ci siamo diretti verso l’isola di Mnemba (detta isola di Bill Gates). In quella zona è possibile fare snorkeling, camminare sulle lingue di sabbia e quando si incrociano branchi di delfini, tuffarsi e cercare di nuotare con loro. Assolutamente consigliata!!
La seconda è stata l’escursione alla riserva delle tartarughe marine Baraka. È fondamentalmente una riserva, tenuta non troppo bene, dove è presente una laguna casa di tartarughe marine grandi e piccole. Si può nuotare con loro e dargli da mangiare. Questo luogo serve a riabilitarle per metterle in natura. Per raggiungere la riserva si può camminare lungo la spiaggia (1 ora) o prendere un taxi (15 min). Consigliata ma non come prima scelta.
Qui si chiude il nostro viaggio. Un posto fantastico che però non nasconde la povertà che sta appena al di fuori dalle mura dei resort.
LINK al sito ufficiale
Consigliata perché spesso si fa scalo ad Adis Abeba dove è obbligatoria.
Non è più presente da 10 anni quindi è pressochè inutile farsi pesanti trattamenti.
Settembre e Ottobre sono ottimi mesi per visitare la Tanzania. Il clima è mite e i turisti non affollano i parchi come a Giugno, Luglio e Agosto.
Portare con se un ottimo obiettivo che arrivi a 400mm. In Italia alcuni negozi li noleggiano. Spendete qualcosina per l’obiettivo e tornerete con delle foto soddisfacenti.
Il Jungle forte non serve quasi a niente perchè in questi mesi non ci sono zanzare. Sono invece presenti le mosche zse zse che se pur non pericolose pungono e danno fastidio.
Noi siamo andati benissimo con i fermenti boulardi. Il cibo nei lodge è controllato e l’acqua che vi danno è sempre quella della bottiglia anche per lavarsi i denti.
L’Africa in generale costa quindi se vi aspettate di andare nei posti e pagare poco oggetti e cibo avete sbagliato. I lodge sono tutti di proprietà di qualche europeo e questi come anche le persone del posto adeguano i prezzi a chi ci alloggia; noi.